giovedì 29 novembre 2012

Se saremo agnelli vinceremo, se lupi saremo vinti.


Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell'aiuto del pastore. Egli non pasce lupi, ma agnelli. Per questo se ne andrà e ti lascerà solo, perché gli impedisci di manifestare la sua potenza.
È come se Cristo avesse detto: Non turbatevi per il fatto che, mandandovi tra i lupi, io vi ordino di essere come agnelli e colombe. Avrei potuto dirvi il contrario e risparmiarvi ogni sofferenza, impedirvi di essere esposti come agnelli ai lupi e rendervi più forti dei leoni. Ma è necessario che avvenga così, poiché questo vi rende più gloriosi e manifesta la mia potenza. La stessa cosa diceva a Paolo: «Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si manifesti pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9). Sono io dunque che vi ho voluto così miti.
Per questo quando dice: «Vi mando come agnelli» (Lc 10,3), vuol far capire che non devono abbattersi, perché sa bene che con la loro mansuetudine saranno invincibili per tutti.
E volendo poi che i suoi discepoli agiscano spontaneamente, per non sembrare che tutto derivi dalla grazia e non credere di esser premiati senza alcun motivo, aggiunge: «Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe» (Mt 10,16). Ma cosa può fare la nostra prudenza, ci potrebbero obiettare, in mezzo a tanti pericoli? Come potremo essere prudenti, quando siamo sbattuti da tante tempeste? Cosa potrà fare un agnello con la prudenza quando viene circondato da lupi feroci? Per quanto grande sia la semplicità di una colomba, a che le gioverà quando sarà aggredita dagli avvoltoi? Certo, a quegli animali non serve, ma a voi gioverà moltissimo.
E vediamo che genere di prudenza richieda: quella «del serpente». Come il serpente abbandona tutto, anche il corpo, e non si oppone pur di risparmiare il capo, così anche tu, pur di salvare la fede, abbandona tutto, i beni, il corpo e la stessa vita.
La fede è come il capo e la radice. Conservando questa, anche se perderai tutto, riconquisterai ogni cosa con maggiore abbondanza. Ecco perché non ordina di essere solamente semplici o solamente prudenti, ma unisce queste due qualità, in modo che diventino virtù. Esige la prudenza del serpente, perché tu non riceva delle ferite mortali, e la semplicità della colomba, perché non ti vendichi di chi ti ingiuria e non allontani con la vendetta coloro che ti tendono insidie. A nulla giova la prudenza senza la semplicità.
Nessuno pensi che questi comandamenti non si possano praticare. Cristo conosce meglio di ogni altro la natura delle cose. Sa bene che la violenza non si arrende alla violenza, ma alla mansuetudine.
Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo...>


mercoledì 28 novembre 2012

Annunciatori di Cristo e non di noi stessi

Il Papa all'udienza generale: Dio non è lontano, è amore concreto e si prende cura di noi...>
Paolo - sottolinea il Papa - non parla di una sua filosofia, non inventa sue idee, ma "parla del Dio che è entrato nella sua vita", del Cristo crocifisso e risorto. Non vuole creare un gruppo di ammiratori ma annuncia Cristo e vuole guadagnare persone per Lui non per se stesso. Parlare di Dio vuol dire quindi "espropriare il proprio io offrendolo a Cristo, nella consapevolezza che non siamo noi a poter guadagnare gli altri a Dio, ma dobbiamo attenderli da Dio stesso, invocarli da Lui. Il parlare di Dio nasce quindi sempre dall’ascolto”. 

domenica 25 novembre 2012

Vergine Maria, aiutaci!

 “La Vergine ci aiuti tutti a vivere il tempo presente in attesa del ritorno del Signore, chiedendo con forza a Dio: «Venga il tuo Regno», e compiendo quelle opere di luce che ci avvicinano sempre più al Cielo, consapevoli che, nelle tormentate vicende della storia, Dio continua a costruire il suo Regno di amore”. BENEDETTO XVI


venerdì 23 novembre 2012

Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce. (Gesù)

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL'UNIVERSO

Anno B - Solennità  


Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.
A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della ter­ra si batteranno il petto. Sì, Amen!
Dice il Signore Dio: Io sono l'Alfa e l'Omèga, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!

mercoledì 21 novembre 2012

Il Papa all'udienza generale: la fede è ragionevole.

“La fede – ha rilevato - permette un sapere autentico su Dio che coinvolge tutta la persona umana: è un “sàpere”, un conoscere che dona sapore alla vita, un gusto nuovo d’esistere, un modo gioioso di stare al mondo. La fede si esprime nel dono di sé per gli altri, nella fraternità che rende solidali, capaci di amare, vincendo la solitudine che rende tristi. Questa conoscenza di Dio attraverso la fede non è perciò solo intellettuale, ma vitale. E’ la conoscenza di Dio-Amore, grazie al suo stesso amore. L’amore di Dio poi fa vedere, apre gli occhi, permette di conoscere tutta la realtà, oltre le prospettive anguste dell’individualismo e del soggettivismo che disorientano le coscienze. La conoscenza di Dio è perciò esperienza di fede e implica, nel contempo, un cammino intellettuale e morale: toccati nel profondo dalla presenza dello Spirito di Gesù in noi, superiamo gli orizzonti dei nostri egoismi e ci apriamo ai veri valori dell’esistenza”. 
...
Benedetto XVI ha esortato a confidare “che il nostro impegno nell’ evangelizzazione aiuti a ridare nuova centralità al Vangelo nella vita di tanti uomini e donne del nostro tempo. E preghiamo perché tutti ritrovino in Cristo il senso dell’esistenza e il fondamento della vera libertà: senza Dio, infatti, l’uomo smarrisce se stesso. Le testimonianze di quanti ci hanno preceduto e hanno dedicato la loro vita al Vangelo lo confermano per sempre. E’ ragionevole credere, è in gioco la nostra esistenza. Vale la pena di spendersi per Cristo, Lui solo appaga i desideri di verità e di bene radicati nell’anima di ogni uomo: ora, nel tempo che passa, e nel giorno senza fine dell’Eternità beata”.

La fede è ragionevole, il mistero di Dio non è irrazionale ma sovrabbondanza di verità

lunedì 19 novembre 2012

Benedetto XVI: Pace, mai più terrorismo e guerra.

Il Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini ricorda come la striscia di Gaza da molti anni viva «sotto il peso di un embargo assurdo, che rende inumana l’esistenza quotidiana di un milione e mezzo di persone, fomentando sentimenti di ostilità permanente nei confronti di Israele».: “L’Onu riconosca la Palestina come osservatore permanente”


"Una situazione che preoccupa la diplomazia internazionale, impegnata febbrilmente nella ricerca di una soluzione all’intricata vicenda". Raid israeliani a Gaza
Tutti vogliamo la PACE, ma nessuno smette di prendersela con qualcuno.






Apokálypsis in greco significa semplicemente “rivelazione”

 E’ stolto affannarsi a voler scrutare quando sarà la fine del mondo, quando per ciascuno di noi la fine del mondo può essere stasera, o domani, perché la morte per ciascun individuo è la fine di questo mondo. Quindi, c’è un richiamo fortissimo che, purtroppo, lo sappiamo bene, non ci entra facilmente nelle orecchie, a noi uomini, ed è il richiamo che Gesù fa quando dice: “Vigilate”. Se avessimo davanti un’ora precisa, alla quale ognuno di noi sapesse di dover morire, inizierebbe un conteggio alla rovescia che sarebbe il parossismo dell’angoscia. Quindi, ha fatto bene Dio a tener nascosta sia l’ora della nostra fine, sia quella della fine del mondo.

P. Cantalamessa: la "fine del mondo" non è paura di false profezie, ma speranza in Cristo...>

domenica 18 novembre 2012

La Parola di Dio non muta

''Nel passato, in Occidente, in una società ritenuta cristiana, la fede era l’ambiente in cui si muoveva; il riferimento e l’adesione a Dio erano, per la maggioranza della gente, parte della vita quotidiana. Piuttosto era colui che non credeva a dover giustificare la propria incredulità. Nel nostro mondo, la situazione è cambiata e sempre di più il credente deve essere capace di dare ragione della sua fede'' 
(Benedetto XVI - Udienza generale 14 novembre 2012).

Franco Cardini è da ascoltare!

Oggi a raiuno ha detto che Teresa D'Avila è stato l'uomo che lui vorrebbe essere: è troppo forte!

giovedì 15 novembre 2012

Teologia del corpo



La divisione è scandalo

Ecumenismo e nuova evangelizzazione richiedono entrambi il dinamismo della conversione, inteso come sincera volontà di seguire Cristo. (Benedetto XVI)

La verità è principio della tua parola, 
resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia. (Dal SALMO 118)

La Buona Notizia di oggi

Dal vangelo secondo Luca (17, 20-25)

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
 


  Dal discorso “Sulla consolazione della morte”
di san Giovanni Crisostomo, vescovo


Cristo è testimone della risurrezione futura,
e con lui gli apostoli, i martiri,
e la madre dei Maccabei

Chiediti soltanto questo, se Cristo abbia promesso la risurrezione e quando da tante testimonianze avrai appreso l’esistenza di questa promessa, allora, sicuro per la garanzia dello stesso Cristo Signore e confermato nella tua fede, smetti di temere la morte. Solo chi non crede teme ancora: costui commette un peccato imperdonabile, poiché con la sua incredulità osa affermare o che Dio è privo di potere o che è menzognero. Non così pensavano i santi apostoli e gli stessi martiri. Gli apostoli, proprio per predicare la risurrezione predicavano il Cristo risorto e in lui annunciavano la risurrezione dei morti, non ricusando di sopportare per questo né morte, né torture, né la stessa morte di croce. Ora se «ogni cosa è risolta sulla bocca di due o tre testimoni» (Mt 18,16), come può essere ancora messa in dubbio la risurrezione dei morti, per la quale esistono così numerosi e grandi testimoni che la proclamano con il loro sangue? E che cosa ne hanno detto i martiri? Furono sicuri della risurrezione oppure no?
Se non ne avessero avuto la certezza, non avrebbero accolto come il massimo guadagno una morte così carica di torture e sofferenze: non guardavano ai supplizi del momento presente, ma al premio che ne sarebbe seguito. Sapevano infatti che «le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne» (2Cor 4,18).
Ascoltate ancora, fratelli, questo esempio di virtù. La madre esortava i suoi sette figli e non piangeva, anzi si rallegrava; vedeva che ai suoi figli venivano strappate le unghie, che erano colpiti di spada, arrostiti sulla graticola e non versava lacrime, non urlava, ma piena di sollecitudine li esortava a sopportare tutto pazientemente. Quella madre non era certo crudele, ma fedele; amava i figli, non con mollezza, ma con forza. Esortava i figli al sacrificio e come gioì quando ella stessa dovette affrontarlo! Era infatti sicura della risurrezione sua e della loro.
Che cosa aggiungere di tanti uomini, donne, ragazzi e fanciulle? Quasi come giocassero con una simile morte, passavano con estrema rapidità nelle schiere celesti.
Avrebbero potuto certo continuare a vivere se l’avessero voluto, poiché stava a loro decidere se vivere rinnegando Cristo, o morire confessandolo: ma hanno preferito disprezzare questa vita mortale per assurgere alla vita eterna, essere esclusi dalla terra per divenire cittadini del cielo.
C’è ancora posto per qualche dubbio, fratelli? Su cosa potrà mai basarsi ancora la paura della morte? Se siamo figli di martiri, se vogliamo mostrarci loro compagni, non lasciamoci rattristare dalla morte, non piangiamo i nostri cari che ci hanno preceduto presso il Signore; altrimenti saranno gli stessi martiri a beffarsi di noi dicendo: Oh, come avete fede! come desiderate il regno di Dio! Piangete con tanto dolore i vostri cari che muoiono delicatamente sui loro letti di piume; se li aveste veduti torturati e uccisi dai pagani per il nome del Signore, che cosa avreste fatto?

Responsorio                             (Is 25,8; 1Cor 15,24.26)
R.  Dio eliminerà la morte per sempre. *Il Signore asciugherà le lacrime su ogni volto.
V.  Cristo ridurrà al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza; l’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte.
R.  Il Signore asciugherà le lacrime su ogni volto.

mercoledì 14 novembre 2012

Dal SALMO 93

Dio che fai giustizia, o Signore, *
Dio che fai giustizia: mostrati! 
Alzati, giudice della terra, *
rendi la ricompensa ai superbi. 

Fino a quando gli empi, Signore, *
fino a quando gli empi trionferanno? 
Sparleranno, diranno insolenze, *
si vanteranno tutti i malfattori? 

Calpestano il tuo popolo, *
opprimono la tua eredità, Signore.
Uccidono la vedova e il forestiero, *
danno la morte agli orfani. 

Dicono: «Il Signore non vede, *
il Dio di Giacobbe non se ne cura». 

Comprendete, insensati tra il popolo, *
stolti, quando diventerete saggi? 
Chi ha formato l'orecchio, forse non sente? *
Chi ha plasmato l'occhio, forse non guarda? 

Chi regge i popoli forse non castiga, *
lui che insegna all'uomo il sapere? 
Il Signore conosce i pensieri dell'uomo: *
non sono che un soffio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo. 
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

IV SETTIMANA DEL SALTERIO DEL T. O. - MERCOLEDÌ

martedì 13 novembre 2012

Pietà di me, o Dio.

IL DIGIUNO CHE PIACE AL SIGNORE
* Digiuna dal giudicare gli altri:
scopri Cristo che vive nel fratello.
* Digiuna dall'amarezza del risentimento:
riempiti di generosità nel perdono.
* Digiuna dal dire parole che feriscono:
riempiti di frasi che risanano ed edificano.
* Digiuna dal dare importanza a te stesso:
riempiti di attenzione per gli altri.
* Digiuna dal pensare alle cose grandi:
riempiti di attenzione per quelle piccole.
* Digiuna dalle parole vuote e inutili:
riempiti della Parola di verità.
* Digiuna dalla tristezza:
riempi il tuo volto di gioia.
* Digiuna dallo scoraggiamento:
riempiti di entusiasmo nella fede.
* Digiuna dalle paure:
riempi la tua vita della presenza di Dio.
* Digiuna dal pessimismo:
riempiti di speranza cristiana.
* Digiuna dall'essere pretenzioso:
riempiti di gratitudine per il molto che hai.
* Digiuna dalle reazioni emotive:
riempiti di pazienza, tolleranza e autocontrollo.
* Digiuna dalle preoccupazioni inutili:
riempiti di fiducia in Dio.
* Digiuna dal lamentarti:
riempiti di stima per quella meraviglia che è la vita.
* Digiuna dalle pressioni e insistenze: riempiti di una preghiera incessante.
* Digiuna dall'ansia per le tue cure: riempiti del gusto dell’essenziale.
* Digiuna dal catastrofismo:
riempiti dello sguardo di Dio salvatore.
* Digiuna dalle tue voglie smodate:
riempiti del gusto della volontà di Dio.
* Digiuna dal pensiero di essere un arrivato: riempiti del senso del tuo limite e del provvisorio. 
* Digiuna da tutto ciò che ti allontana da Gesù: riempiti di tutto ciò che a lui ti avvicina.

domenica 11 novembre 2012

Ritiro a Licata

Siamo afflitti, ma sempre lieti;
poveri, facciamo ricchi molti;
gente senza nulla, possediamo tutto:
il Signore del cielo e della terra. 
(Antifona al Benedictus delle Lodi di oggi)


mercoledì 7 novembre 2012

Quando vedrò il volto di Dio?

In questo pellegrinaggio, sentiamoci fratelli di tutti gli uomini, compagni di viaggio anche di coloro che non credono, di chi è in ricerca, di chi si lascia interrogare con sincerità dal dinamismo del proprio desiderio di verità e di bene. Preghiamo, in questo Anno della fede, perché Dio mostri il suo volto a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero.
(Udienza Generale, 7 novembre 2012, Benedetto XVI)

lunedì 5 novembre 2012

A Poverty...

A Poverty... by liveactionfilms
A Poverty..., a photo by liveactionfilms on Flickr.

Save Lives...

Save Lives... by liveactionfilms
Save Lives..., a photo by liveactionfilms on Flickr.

Dal Salmo 70

Dall'ORA MEDIA 

In te mi rifugio, Signore, *
ch'io non resti confuso in eterno. 
Liberami, difendimi per la tua giustizia, *
porgimi ascolto e salvami. 

Sii per me rupe di difesa, †
baluardo inaccessibile, *
poiché tu sei mio rifugio 
e mia fortezza. 

...

Dirò le meraviglie del Signore, *
ricorderò che tu solo sei giusto. 
Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza *
e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi. 

E ora, nella vecchiaia e nella canizie, *
Dio, non abbandonarmi, 
finché io annunzi la tua potenza, *
a tutte le generazioni le tue meraviglie. 


domenica 4 novembre 2012

NON C' È PACE SENZA GIUSTIZIA NON C' È GIUSTIZIA SENZA PERDONO

La vera pace, pertanto, è frutto della giustizia, virtù morale e garanzia legale che vigila sul pieno rispetto di diritti e doveri e sull'equa distribuzione di benefici e oneri. Ma poiché la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta, esposta com'è ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati. Ciò vale tanto nelle tensioni che coinvolgono i singoli quanto in quelle di portata più generale ed anche internazionale. Il perdono non si contrappone in alcun modo alla giustizia, perché non consiste nel soprassedere alle legittime esigenze di riparazione dell'ordine leso. Il perdono mira piuttosto a quella pienezza di giustizia che conduce alla tranquillità dell'ordine, la quale è ben più che una fragile e temporanea cessazione delle ostilità, ma è risanamento in profondità delle ferite che sanguinano negli animi. Per un tale risanamento la giustizia e il perdono sono ambedue essenziali.

Card. Bertone: la persona e il diritto al lavoro siano al centro dell'economia

Oggi la crisi non è dovuta solo “alla mancanza di una comune politica fiscale o per i debiti pubblici, ma all'affievolirsi di quelle tradizioni ideali che hanno alimentato nei secoli il suo spirito”. In quanto europei, conclude, dobbiamo sforzarci di riproporre ad ogni generazione quella base etica che ha fondato l’Europa come patria dei diritti umani, della dignità e dell’inviolabilità della persona.
Il card. Bertone: la persona e il diritto al lavoro siano al centro dell'economia - Radio Vaticana

venerdì 2 novembre 2012

Il Papa: la morte non spezza il legame con Dio.

“La separazione dagli affetti terreni è certo dolorosa, ma non dobbiamo temerla” perché essa “non può spezzare il legame profondo che ci unisce a Dio”. Benedetto XVI sottolinea questa certezza del cristiano che mette in luce il paradosso dell’uomo contemporaneo: da una parte ha largamente dismesso la spiritualità cristiana, dall’altra di fronte alla morte cerca una qualche trascendenza parallela:“L’uomo moderno l’aspetta ancora questa vita eterna, o ritiene che essa appartenga a una mitologia ormai superata? In questo nostro tempo, più che nel passato, si è talmente assorbiti dalle cose terrene, che talora riesce difficile pensare a Dio come protagonista della storia e della nostra stessa vita”.
(Commemorazione dei defunti - Radio Vaticana)

Preghiera per i defunti

Per accompagnare un nostro caro in cielo:

In paradiso ti accolgano gli angeli,
al tuo arrivo ti accolgano i martiri,
e ti conducano nella santa
Gerusalemme. Ti accolga

il coro degli angeli, e con Lazzaro
povero in terra, tu possa godere
il riposo eterno del cielo.
Si spalanchino le porte dei cieli,
gli angeli gioiscano con lui [lei],
l'accolga l'apostolo Pietro,
che ricevette il potere di aprire...
Si incontri con i peccatori,
perdonati dell'amore di Dio,
ritrovi chi ha conosciuto,
l'abbraccino come un fratello
[una sorella]. Dopo questa vita
e la morte, lo [la] ritrovi Gesù
buon pastore, e gli [le] dica:
L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen



Se conoscessi il mistero immenso
del Cielo dove ora vivo, 
questi orizzonti senza fine, 
questa luce che tutto investe e penetra, 
non piangeresti se mi ami! 
Sono ormai assorbito nell'incanto di Dio
nella sua sconfinata bellezza. 
Le cose di un tempo sono così piccole al confronto! 
Mi è rimasto l'amore di te, 
una tenerezza dilatata 
che tu neppure immagini. 
Vivo in una gioia purissima. 
Nelle angustie del tempo 
pensa a questa casa ove un giorno 
saremo riuniti oltre la morte, 
dissetati alla fonte inestinguibile 
della gioia e dell'amore infinito. 
Non piangere se veramente mi ami.

(Sant'Agostino)

"Festa davvero" di Davide Rondoni

Festa davvero | www.avvenire.it

giovedì 1 novembre 2012

Insegnare ed educare



Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Dio. (Sant'Agostino)

Preoccuparsi forsennatamente dell'aspetto esteriore non basta...a tutti: Deo gratias!
Oggi vogliamo parlarvi di Tim Tebow (classe 1987), a cui il magazine americano GQ dedica la copertina. Tim è un giocatore di football americano statunitense, che ricopre il ruolo di quarterback, nella National Football League, per i New York Jets. Autentica “leggenda”...>



USA: il fondatore di “Young Gay America” diventa etero...>

La scelta di Noemi: lo Sposo più bello!

La scelta di Noemi, dalla laurea alla clausura nel lontano Perù - gds.it


La santità non è qualcosa di stantìo, ma è amore che sconfigge la morte.

Il Papa all'Angelus - Radio Vaticana
Benedetto XVI: nei santi l'amore vince su egoismo e morte - YouTube
“Solo la fede nella vita eterna ci fa amare veramente la storia e il presente, ma senza attaccamenti, nella libertà del pellegrino, che ama la terra perché ha il cuore in Cielo. La Vergine Maria ci ottenga la grazia di credere fortemente nella vita eterna e di sentirci in vera comunione con i nostri cari defunti”.
Benedetto XVI e la Sistina: la luce di Dio vince buio e caos - YouTube

Aggiustandosi alla Volontà di Dio...si diventa SANTI!

"Si sbalio, mi corrigerete". (Giovanni Paolo II)
Per diventare GRANDE, KAROL MAGNO ha amato la correzione.