martedì 15 luglio 2008

Acqua per Eluana Englaro

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Ho incontrato Eluana
La mattina apre gli occhi e la sera li chiude, respira da sola e borbotta. “Incapace di relazione attiva con il mondo esterno”. O è il mondo esterno che non è attrezzato a un rapporto con le persone in questo stato?

sabato 12 luglio 2008

al centro dell'attenzione


Di Magdi Cristiano Allam
Cari Amici,
Lancio un appello urgente e forte a mobilitarci per difendere il diritto alla vita di Eluana Englaro, affinché trionfi il valore insopprimibile della sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale quale fondamento della nostra umanità e della nostra civiltà.
Mobilitiamoci testimoniando con la parola la nostra strenua condanna dei boia del relativismo etico che violano incontestabilmente il valore insopprimibile della sacralità della vita, che si sono arbitrariamente auto-attribuiti il diritto di sentenziare che Eluana non debba più continuare a vivere, che Eluana debba essere uccisa cessando di nutrirla. Mobilitiamoci contro questa deriva etica, giuridica e politica che vorrebbe “cosificare” la vita umana, con il tragico risultato che oggi i nostri figli immaginano, come è avvenuto per dei quattordicenni siciliani che non si sono fatti scrupoli ad assassinare una loro coetanea dopo averla stuprata e messa incinta, che la vita umana possa essere impunemente usata, violata e buttata.
Mobilitiamoci affinché Eluana possa restare in vita presso le suore Misericordine che da 14 anni l’accudiscono amorevolmente nella casa di cura “Monsignor Luigi Talamoni” a Lecco, che hanno detto: “Per noi Eluana è una persona e viene trattata come tale. E’ una ragazza bellissima. Vorremmo dire al signor Englaro (il padre) che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. E’ parte della nostra famiglia”. Mobilitiamoci sostenendo a viva voce che anche per noi Eluana è una persona che ha diritto alla vita e anche per noi Eluana è parte della nostra famiglia. Promuoviamo un’adozione a distanza di Eluana che sia tale innanzitutto nei nostri cuori e che possa, se necessario, trasformarsi in un impegno concreto al fianco delle suore Misericordine che attestano con la loro testimonianza d’amore e di vita l’autentico messaggio di Gesù, che trova piena corrispondenza nei valori assoluti e universali che sostanziano l’essenza della nostra umanità.
Vi esorto a far pervenire a questo sito la vostra adesione a questo appello, indicando il vostro nome e cognome, la vostra e-mail e la motivazione per la quale aderite all’appello.

venerdì 11 luglio 2008

Federica cercava il Paradiso


Da “Libero”, 11 luglio 2008
FEDERICA, CHE VIENE UCCISA NEL “PARADISO” SENZA CROCIFISSI… di Antonio Socci

Lloret de Mar come metafora del nostro tempo...
I socialisti di Zapatero hanno annunciato di voler togliere i crocifissi dagli spazi pubblici. Il caso ha voluto che la notizia uscisse in contemporanea con l’assassinio di Federica, proprio in Spagna, a Llorett de Mar, in un divertimentificio che è il nuovo santuario dello sballo giovanile. Dove la discoteca è – come ha spiegato Vittorino Andreoli – la cattedrale pagana di “un grande rito di trasformazione collettiva” che fa dimenticare la vita e la realtà. Gli ingredienti (anche chimici) di questa “nuova religione” sono noti, con il solito comandamento: “vietato vietare”. La felicità si trova davvero lì? E perché Federica ci ha trovato la morte, macellata come un agnello?

Nessuno ci riflette. Nell’euforica Spagna le autorità sembrano preoccupate soprattutto che il delitto non porti pubblicità negativa alla località turistica. E vai con la tequila bum bum, dimentichiamo la povera Federica e via i crocifissi. Anche noi da tempo li abbiamo tolti dai cuori, oltreché dalla vita pubblica. Anzi, l’immagine del crocifisso o quella della Madonna vengono periodicamente dileggiati da sedicenti artisti in nome della libertà d’espressione. Del resto il Papa stesso subisce questa sorte nelle manifestazioni di piazza della sedicente “Italia dei migliori”. E la fede cattolica viene azzannata, senza alcuna obiettività, in programmi televisivi che, se fossero realizzati contro qualsiasi altra religione, scatenerebbero subito l’accusa di intolleranza o razzismo. Contro Gesù Cristo invece sembra che tutto sia permesso.

Poi, quando ci visita il dolore o si consuma la tragedia o assistiamo all’orrore, gridiamo furenti – col dito accusatore – “dov’è Dio?”, “Perché non ha impedito tutto questo?”. Dopo l’ecatombe dell’ 11 settembre a New York si alzò questo stesso grido e una donna, in tutta semplicità, parlando in televisione rispose così: “per anni abbiamo detto a Dio di uscire dalle nostre scuole, di uscire dal nostro Governo, e di uscire dalle nostre vite. E da gentiluomo che è, credo che Lui sia quietamente uscito. Come possiamo aspettarci che Dio ci dia le Sue benedizioni, e la Sua protezione, se prima esigiamo che ci lasci soli?”.

Continuava ricordando quando si lanciò la crociata perché non si voleva “che si pregasse nelle scuole americane, e gli americani hanno detto OK. Poi qualcun altro ha detto che sarebbe meglio non leggere la Bibbia nelle scuole americane. Quella stessa Bibbia che dice: ‘Non uccidere, non rubare, ama il tuo prossimo come te stesso...’, e gli americani hanno detto OK. Poi, in molti paesi del mondo, qualcuno ha detto: ‘Lasciamo che le nostre figlie abortiscano, se lo vogliono, senza neanche avvisare i propri genitori’. Ed il mondo ha detto OK”.

Si girano film e show televisivi che sommergono le anime di fango. E si fa musica che celebra violenza, suicidio, droga o ammicca al satanismo. E tutti trovano questo normale e dicono che è solo un gioco, com’è normale che, secondo le statistiche, un bimbo italiano, prima di aver terminato le elementari, veda in media in tv 8 mila omicidi e 100 mila atti di violenza, ma per carità togliamo la preghiera dalla scuola ché sarebbe un atto di “violenza psicologica”.

”Ora” proseguiva quella donna americana “ci chiediamo perché i nostri figli non hanno coscienza, perché non sanno distinguere il bene dal male, e perché uccidono così facilmente estranei, compagni di scuola, e loro stessi. Probabilmente perché, com’è stato scritto, ‘l'uomo miete ciò che ha seminato’ (Galati 6:7). Uno studente ha ‘sinceramente’ chiesto: ‘Caro Dio, perché non hai salvato quella bambina che è stata uccisa in una scuola americana?’. Risposta: ‘Caro Studente, a Me non è permesso entrare nelle scuole americane. Sinceramente, Dio’ ”. Tutto questo non è solo americano. Dopo Auschwitz una folla di intellettuali accusò Dio: “Dov’eri? Come hai potuto permettere tutto questo?”. Nessuno ricordava quale fu la prima battaglia fatta dal nazismo appena arrivato al potere: la guerra dei crocifissi. Il nuovo regime pretese di spazzar via da tutte le scuole l’immagine di Gesù crocifisso. Fu uno scontro durissimo e la Chiesa fu praticamente lasciata sola a sostenerlo. Dov’erano gli intellettuali? Poi il nazismo, fra il 1939 e il 1940, spazzò via migliaia di “crocifissi viventi”, una eutanasia di massa per 70 mila disabili e malati mentali: ritennero le loro delle vite indegne di essere vissute e dettero loro “la morte pietosa”, ma anche in quel caso la Chiesa fu lasciata quasi sola perché nei cuori il crocifisso era stato spazzato via dalla pagana e feroce croce uncinata. E così alla fine Hitler scatenò la guerra e la Shoah. Dov’era Dio? Era stato cacciato da tempo. E stava agonizzando nei lager con Massimiliano Kolbe, Edith Stein o Dietrich Bonhoeffer, accanto a una moltitudine di croficissi.

Siamo la generazione che ha visto poi consolidarsi nel mondo il più immane tentativo di strappare Dio dai cuori, imponendo l’ateismo di Stato: l’impero comunista che si è risolto nel più colossale genocidio planetario di uomini e popoli. Tutto questo c’insegna qualcosa? No. Noi siamo la generazione che non impara dalle tragedie del suo tempo. E per questo forse sarà destinata a ripeterle. Non abbiamo forse consegnato la costruzione europea a una tecnocrazia laicista e dispotica che ha voluto strappare le radici cristiane dell’albero europeo? Ed eccoci all’inverno demografico, al declino e all’invasione islamica.

Un grande economista come Giulio Tremonti, nel suo celebre libro, ha affermato che il riscatto è possibile solo con una rinascita spirituale. Ma noi siamo “gli uomini impagliati” di Eliot, con la testa piena di vento e il cuore pieno di solitudine. Abbiamo sputato su Gesù Cristo e sulla Chiesa credendo che questo fosse “libertà”, poi ci troviamo soli o disperati e allora puntiamo il dito accusatore sulla presunta “indifferenza” di Dio. Di quel Dio che non cessa un solo giorno di darci il respiro e di farsi incontro a noi.

Siamo la generazione che non sa più dare senso alla vita, né speranza ai propri figli, che vede addensarsi all’orizzonte nubi cupe di crisi planetarie, di guerre, di carestie, ma non afferra la mano della “Regina della Pace”, presente fra noi per salvarci. Perché si ride del Mistero e del soprannaturale, mentre si va da maghi e astrologi, perché si crede ai giornali e a internet e non al Vangelo, perché si irride chi parla di Satana e dell’Inferno, ma si affollano come non mai sette sataniche o esoteriche, perché si venerano le maschere vuote dei palcoscenici e della tv e si disprezzano i santi, perché si crede che libertà sia poter fare qualunque cosa, anziché essere veramente amati.

Questa stagione iniziò nel ’68, quando si cominciò a sparare sulla religione come “oppio dei popoli”, così oggi l’oppio (o la cocaina) è diventata la religione dei popoli, anche di notai, industriali e deputati. Nietsche tuonò contro il crocifisso perché – scrisse – abolì i sacrifici umani che erano il motore della storia pagana. E infatti oggi, cancellato il crocifisso dai cuori, sono tornati i sacrifici umani. Siamo la generazione che ha assistito tranquillamente in 30 anni allo sterminio – con leggi degli Stati – di un miliardo di piccole vite umane nascenti, il più immane sacrificio umano della storia. La generazione che torna a discettare di vite “indegne di essere vissute”, che pretende di trasformare i più piccoli esseri umani in cavie da laboratorio, che esige – specialmente “in nome della scienza” - che tutto sia permesso. In effetti “se Dio non c’è, tutto è permesso”. Ma con quali conseguenze?

L’abbiamo visto nel recente passato. E siccome non ne traiamo le conseguenze lo vediamo nel presente e ancor più lo vedremo nel futuro. Qualcuno ha osservato: “Strano come sia semplice per le persone cacciare Dio per poi meravigliarsi perché il mondo sta andando all'inferno”.

contro la condanna a morte di Eluana

Stavo proprio per scrivere il mio appello, quando mi arriva questo link da Chiara Novella:
"La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l’accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona. L’altro interrogativo, di carattere giuridico, non presenta per ora elementi sufficienti per essere adeguatamente valutato. Ci auguriamo che si reagisca non in base ad approcci emotivi e strumentali, ma considerando in modo pacato e ponderato i molteplici elementi in gioco, anzitutto la vita e la dignità della persona."

[...]

"È arrivata da noi nel 1994 - ricorda la religiosa misericordina -. Erano stati i genitori a cercarci, perché era nata qui e il padre diceva: “Desidero che chiuda gli occhi dove è venuta alla luce”. Quando ci fu chiesto di ricoverarla, nutrivamo delle riserve. Sapendo che la ragazza era in coma, pensavamo di non essere attrezzate sufficientemente per poterla accudire. Ma quando la nostra suora infermiera e un nostro medico sono andati a visitarla nel precedente ricovero, hanno capito subito che non necessitava di null’altro rispetto all’alimentazione con il sondino».

Eluana, seppure in stato vegetativo, non è stata mai lasciata sola, è inserita in una rete di relazioni: le fanno visita i famigliari, vengono anche alcuni conoscenti. «C’è una rete di relazioni intorno a lei, non è abbandonata. Spesso ad accompagnarla in giardino sulla carrozzina sono i genitori. Regolarmente vengono due amiche della ragazza», racconta suor Albina.

Ora le religiose della clinica “Talamoni” rimangono in attesa: «Per ora non ci hanno ancora comunicato nulla. Ovviamente noi non lasciamo entrare nessuno. Non sospenderemo mai l’alimentazione. Nel caso, venga il padre a prenderla: fino ad allora la ragazza starà qui. Anche se vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della nostra famiglia».
Quando le parole degli altri esprimono quello che penso anch'io, non ho alcun problema a rilanciarle come un ripetitore.
Nutro la speranza che Terri Schiavo interceda per lei e la sua famiglia perchè Eluana Englaro non diventi la Terri Schiavo italiana!

giovedì 10 luglio 2008

mercoledì 9 luglio 2008

Il sorriso dei bambini è la forza delle mamme

di emanuela grasso

Il sorriso dei bambini oltre a intenerire e rallegrare le mamme, attiva anche una particolare area del cervello: la concentrazione di serotonina, un neurotrasmettitore, aumenta ogni volta che le mamme vedono i propri figli ridere. Lo ha dimostrato una ricerca i cui risultati sono stati pubblicati sull'ultimo numero della rivista Pediatrics. I ricercatori hanno mostrato a circa trenta donne alla prima gravidanza una serie di foto di bambini piccoli che sorridono. Tra queste foto vi era, per ciascuna donna, anche quella del proprio figlio. Mentre osservavano queste immagini i ricercatori, attraverso la risonanza magnetica funzionale, hanno registrato l'attività cerebrale delle neomamme. Quando le giovani madri incrociavano con il viso sorridente del proprio figlio le aree associate allo striato, al lobo frontale e alla zona ventrale della sostanza nigra aumentavano il rilascio di serotonina che, tra le altre cose, controlla l'umore e la cui riduzione è spesso collegata a episodi depressivi e ad altri disturbi psichiatrici anche gravi. "Il rapporto tra la madre e il figlio è essenziale per il corretto sviluppo emotivo del bambino. In alcuni casi, però, quello che si ritiene essere un'empatia naturale tra madre e figlio non si sviluppa; capire il meccanismo di reazione cerebrale della madre al sorriso, o al pianto del proprio figlio può aiutarci a capire cosa non funziona quando le madri, per esempio, rifiutano il proprio figlio e non sono in grado di stabilire un rapporto con il neonato", hanno dichiarato gli autori dello studio. "Di solito, però, le madri di fronte al sorriso dei loro bimbi provano una sensazione di appagamento e si sentono molto forti sia emotivamente che fisicamente, merito della serotonina da un lato e del rapporto speciale con il figlio dall'altro", conlcudono i ricercatori.

Fonte: Strathearn L et al. What's in a Smile? Maternal brain responses to infant facial cues. Pediatrics 2008; 122: 40-51.

venerdì 4 luglio 2008

la preghiera le ha dato la forza

video


LA FINE DELL’INCUBO
(da Avvenire di oggi)

«Ringrazio Dio per questo bellissimo momento». La prima notte da donna libera a casa della mamma. Da Bogotà l’ex candidata presidenziale vola a Parigi
Ingrid riabbraccia i figli: è un miracolo
«Ho resistito pensando a Lorenzo e Melanie. Ora bisogna avviare la riconciliazione con le Farc»

DA LIMA MICHELA CORICELLI
« Sono cresciuti, sono belli. Melanie or­mai è una donna. Lorenzo è così al­to ». Li ha abbracciati e riabbraccia­ti, non riusciva a staccarsi da loro. Ha aspettato troppo a lungo: sei anni di prigionia. Ingrid Be­tancourt è finalmente accanto ai suoi figli.
Pensare a loro l’ha spinta ad andare avanti du­rante l’infinito e crudele sequestro delle Farc: «Quante volte ho desiderato uscire dalla giungla solo per vivere questo momento». «È un mira­colo, un miracolo», continuava a ripetere l’ex o­staggio, a 24 ore dalla sua liberazione. «Sono rimasta viva per riabbracciare i miei figli. Ringrazio Dio per questo bellissimo momen­to ». Ha parlato come ma­dre, ma anche come poli­tica. «Dobbiamo pensare subito a come agire. E la prima cosa da fare è lan­ciare un appello a Chavez e Correa (presidenti di Ve­nezuela ed Ecuador, ndr)
perché si ristabilisca la fi­ducia con il presidente U­ribe ». Dopo mesi di aspre tensio­ni regionali, in un clima avvelenato proprio dal­le Farc, i presidenti di Colombia, Ecuador e Ve­nezuela devono tornare al dialogo. L’unità in­ternazionale – in particolare sudamericana – è fondamentale per sconfiggere la guerriglia.
La sua prima notte da donna libera, a casa del­la madre, Yolanda Pulecio, è trascorsa insonne. Non ha chiuso occhio. «Siamo arrivati a casa mol­to tardi la sera – ha raccontato il marito, Juan Carlos Lecompte – e siamo stati assorbiti da u­na lunga conversazione. Ci ha raccontato i tristi particolari della sua prigionia».
Una ferita profonda che, secondo gli esperti, gli ex sequestrati non superano immediatamente. Ma Lecompte è ottimista: «Sta molto bene, è ge­nerosa di spirito e molto lucida. La prigionia ha lasciato delle conseguenze sulla sua salute, ma non è grave. La sua anima è forte».
Lo ha dimostrato fin dal primo minuto in cui è scesa dalla scaletta dell’aereo militare che l’ha portata a Bogotà. «Accompagnatemi in primo luogo nel dare grazie a Dio e alla Vergine», ha detto la Betancourt. Aveva ancora la divisa mili­tare, gli stivaloni di gomma nera, la treccia rac­colta di chi non ha potuto tagliarsi i capelli per anni. Stretto in mano, il rosario che pregava quo­tidianamente. Poi sono arrivati i ringraziamenti per tutti: per l’esercito co­lombiano, per chi ha pre­gato per lei e gli altri rapi­ti, per la famiglia, il presi­dente Álvaro Uribe, il co­raggioso ministro della Difesa Juan Manuel San­tos, la stampa. Le Farc – ha insistito – devono co­minciare «il cammino della riconciliazione, del­la pace». Quanto all’operazione militare – ha detto com­mossa – «è stata perfetta». «Non c’è stato un so­lo sparo, non hanno ucciso nessuno». Anche le organizzazioni non governative dei diritti uma­ni, spesso critiche con l’esecutivo colombiano, hanno riconosciuto che l’operazione è stata pu­­lita, impeccabile. Sempre accanto agli altri undici ex ostaggi co­lombiani (i tre contractor statunitensi erano già volati verso gli Usa), la Betancourt è stata rice­vuta al palazzo presidenziale da Uribe. E qui il presidente, che con la liberazione ha guadagna­to uno straordinario successo nazionale e inter­nazionale, ha lanciato un nuovo messaggio ai guerriglieri: «Invitiamo le Farc a fare la pace. Ab­biamo mantenuto sempre la disponibilità: ini­zino liberando i sequestrati che restano ancora nelle loro mani», ha detto il capo dello Stato, e­logiando l’esercito. È stata «un’epopea militare e un omaggio ai di­ritti umani», ha sottolineato. Come hanno spie­gato i vertici militari colombiani, è stata una ve­ra trappola per le Farc: un bluff organizzato da mesi. Il generale Jaime Padilla de Leon ha rac­contato che l’operazione «Scacco» prevedeva co­munque un «piano B», in caso di fallimento. For­tunatamente non è stato necessario.
«Un’operazione brillante», ha detto anche Wa­shington. Gli Stati Uniti, ha dichiarato ieri la por­tavoce della Casa Bianca, Dana Perino, sapeva­no del blitz colombiano, ma Bogotà non aveva bisogno di nessun permesso americano. «Ne e­ravamo al corrente, ma questa è stata un’opera­zione elaborata e realizzata dalla Colombia, con il nostro pieno appoggio. Non hanno avuto bi­sogno della nostra luce verde».
Dopo Bogotà, Parigi. La Betancourt non dimen­tica tutto quello che ha fatto la sua seconda pa­tria: gli sforzi diplomatici, gli appelli di Nicolas Sarkozy in Tv, l’attenzione di Jacques Chirac al­la sua famiglia (spesso criticata), l’interesse del­la stampa. Libera, «più magra» ma forte – come ha detto il marito – è partita ieri sera per la Fran­cia. «Intendo ringraziare il presidente Sarkozy e tutti i francesi che da sempre sono stati il nostro sostegno, la nostra luce, il nostro faro».

martedì 1 luglio 2008

credersi giusti disprezzando gli altri

purtroppo ci caschiamo tutti :(
cambiamo strada :)

Perché, diciamo la verità, per ciascuno di noi i disonesti, i profittatori, gli opportunisti e i puttanieri (o le puttane) sono sempre “gli altri”. E ognuno di noi istintivamente si mette nel novero delle persone che fanno il proprio dovere, le persone perbene. Ebbene, i santi fanno l’esatto opposto.
(Antonio Socci)